#22 ... cosa c'è, lì fuori

07:29 Ludovica De Joannon 5 Comments

Una come me non lo sa bene cosa c’è, lì fuori.

O meglio, potrebbe saperlo se solo bastasse immergersi in una qualche fotografia, o addentrarsi in una certa storia che viene da lontano, custodita in un passaporto che non appartiene veramente a nessuno ma che tutti considerano proprio.
Se i grattacieli sono davvero alti come sembrano e se ci si sente straordinariamente piccoli, a vederli dal basso e se facendolo, dopo un po’,si perde il senso dell’equilibrio, del normale.  Chissà cosa si prova quando così, all’improvviso, senza nemmeno averlo previsto la vedi, un po’ lontana si, ma chiara e distinta sullo sfondo di un limpido cielo azzurro: la statua della libertà. Magari ci si sente davvero liberi, vedendola. O magari salvi.  Chi lo sa cosa si prova quando, guardando fuori dal finestrino dell’aereo, si vede sfilare la città che non dorme mai, e scorrere un flusso di gente infinito: ritardi che si incontrano a un semaforo, destini che si intersecano a un incrocio, parole che si mescolano girando l’angolo.

Una come me non lo sa bene cosa c’è, lì fuori.

Magari uno si fa tutte le aspettative del mondo e poi precipita nella delusione di quello che si pensava che fosse, ma che in realtà non era. E forse non vede l’ora di partire ma poi, la trepidazione, l’ansia, la tensione, l’eccitazione sfumano così, senza poterci far nulla, si disperdono come fumo e mica puoi riacchiapparlo, inconsistente, confuso, impalpabile com’è.
O magari di tutto questo non accade nulla e allora si, che uno si stupirebbe. Arriverebbe lì con in testa tutte le storie che gli hanno raccontato e negli occhi le fotografie, gli scatti che ha visto. Allora si, che si stupirebbe e vedrebbe che è tutto vero, così come si dice, così come si sogna. Non sarebbe bellissimo? Capire che, in fondo, frammenti di esperienze altrui possono, in un certo senso, fondersi in un unico profilo, i grattacieli di New York; in un unico sapore, un panino di quel chioschetto sulla strada, o in una musica nuova, un vinile di stampo jazz, per esempio.
Magari poi siamo noi il collante, che tiene insieme i pezzi. La nostra esperienza diventerà il frammento di qualcun altro e quel qualcuno avrà altro da suggerire e così via, nello stesso viaggio dalle diverse tappe. E poi ci si potrebbe render conto che si impara sempre dagli altri, attingendo da un’opinione a noi estranea, non condivisibile, personale, diversa, accettabile, credibile o meno. Dalla percezione che ognuno ha della realtà, dal modo in cui la si vive e la si racconta, la si racconta e poi la si vive. D’altronde la differenza sta qui: tra il vivere e il raccontare,  il raccontare e il vivere. E veramente, vale la pena ascoltare. Chi l’ha vista, quella determinata cosa e poi te la descrive con una luce speciale negli occhi perché è lì che scorrono i suoi ricordi. Ma anche chi la immagina, chi la vede dentro di se e decide di condividere con te quella fantasia un po’ bizzarra, strampalata, a metà tra sogno e realtà.


E’ vero, una come me non lo sa bene cosa c’è, lì fuori e cosa cela dentro di sé, il fuori. Ma possiamo immaginarlo come più ci piace, inventarlo, crearlo, supporlo, sognarlo;  per noi sarà comunque vero, per gli altri, chi lo sa, potrebbe esserlo.

5 commenti:

  1. Ciao, volevo farti i complimenti per il tuo splendido modo di scrivere. Ti ammiro davvero tanto.. sarò anche io un'exchange student negli USA.. e niente , ancora complimenti!

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    1. Ciao! Non sai che emozione ricevere un complimento così,davvero, non ci sono parole, grazie infinite! Ti faccio un grande in bocca al lupo per il tuo anno all'estero...
      Grazie ancora:)

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Ciao! Il tuo blog mi piace tantissimo, posso aggiungerlo alla lista dei blog exchange 2015/2016? Anche io sarò una futura exchange in California con Wep.

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    1. Ciao! Grazie mille e certo, mi fa piacere:) Aggiungo anch'io il tuo se non è un problema: la California mi manca nella lista! Ahah, in bocca al lupo per tutto :)

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