#24 Orientation: time flies

09:53 Ludovica De Joannon 3 Comments

Oggi il countdown segna -55 giorni.
Dove sono finiti quegli eterni minuti che impiegava il computer per aprire l’ email sulla hostfamily, le infinite ore che ci separavano da una notizia all’altra, i lunghi mesi di attesa,  attesa, e attesa? Eppure mi sembra ieri quando, un po’ incerta e con un accenno di sorriso, mi sono avvicinata ai miei genitori per dir loro “sapete che si può fare un anno all’estero?”;  ieri quando, fradicia di pioggia, disorientata e con gli occhi grandi per la curiosità, mi sono ritrovata a Roma alla sede della Youabroad per l’incontro informativo e per il test di inglese; quando ho scritto un’email a Ginevra affinché mi  inserisse nel gruppo di Whatsapp degli exchange. Sembra ieri  quando i miei professori hanno scoperto il mio progetto e quando mi sono sentita scoraggiata dalle parole di alcuni; quando mia madre, vedendo un film sull’America, è scoppiata a piangere;  quando ho chiamato Chiara per dirle che avevo sbagliato tutto, preso la decisione sbagliata; appena ieri quando, emozionatissima, ho aperto l’email della hostfamily e, finalmente, le persone che avevo sempre vagamente immaginato hanno ricevuto  un nome, un viso, un sorriso, uno sguardo.
Dove è finito tutto questo tempo? Scriverlo, sapete, è incredibile…



Sono passati otto mesi da quella firma sul programma. Otto mesi di alti e bassi, di gioia e dubbi, eccitazione, ansia,  voglia di andare e paura di farlo. Eppure, ci vedete? Siamo qui, con una bandiera a strisce e stelle davanti e una voglia di vivere quest’esperienza con tutti noi stessi , con la convinzione che ogni singola cosa che faremo, diremo, vedremo un giorno sarà lì, pronta a ricordarci i giorni che ci hanno permesso di vivere, i luoghi, le persone meravigliose che abbiamo potuto incontrare, il viaggio che abbiamo voluto vivere. Noi. Soli dall’altra parte dell’oceano, un po’ folli con la nostra valigia da venti chili in una mano e un visto da dieci mesi  per gli USA nell’altra. Folli e felici. E vedremo l’oceano dal finestrino, riflesso delle nostre lacrime, di gioia tristezza paura ma pur sempre emozione vera, sincera. E ci spaventerà, ve lo garantisco, così grande e indefinito, profondo, immenso, ma allo stesso tempo ci darà la forza per guardare oltre, tra le nuvole e i raggi del sole in un cielo che parrà smarrirsi dentro di noi.
Tra cinquantacinque giorni salirò su quell’aereo e da quel momento in poi ci sarò sempre e solo io con me: a consigliarmi e a consolarmi, a maledire il fuso orario sotto le stelle e a meravigliarmi tra i grattacieli di New York, a ridere in mezzo all’unica strada di un paesino sperduto in mezzo al Texas, a ricordare la frenesia delle persone che corrono, corrono e si affaticano per raggiungere la serenità quando basterebbe fermarsi e chiedersi “ ne vale la pena?”
Vale la pena abbandonare il nido, spiegare le ali e volare via sospinti dal vento? Sentire costantemente la mancanza di amici, parenti, gesti famigliari? Avere la strana sensazione di abbandonare quella parte di te su cui hai lavorato per diciassette anni, l’unica che conosci e l’unica della quale ti fidi davvero? Vale la pena tornare a casa, la sera, con il cervello che ribolle perché quel giorno hai dovuto sostenere una conversazione del tipo: “ Hey, what’s up?” “Not bad thanks”;  passare l’estate sui libri per recuperare  quanto non hai potuto fare in America, imparare a sentirsi a casa in un posto che non è tuo, ad integrarsi quando dentro di te una voce ti dice “ non ce la farai mai…”
Ne vale la pena?
 La risposta va cercata dentro  ognuno di noi.  E se pensandoci ci verrà da rispondere con un timido “no” allora dovremo ascoltare  il cuore perché senz’altro ci dirà che si, si, si ,si ne vale la pena, sempre, qualunque sia la nostra destinazione. E tra tutte le stelle di quella magnifica bandiera noi, nel nostro piccolo, ne rappresenteremo una e lo faremo sorridendo, piangendo, imparando ad apprezzare quanto di più bizzarro, unico, stravagante, straordinario ci sia, vivendo profondamente una diversa cultura e rendendoci conto che, alla fine, il mondo è una cosa molto più grande di noi e che dieci mesi non sono infiniti, non è il cammino di una vita ma un piccolo passo che facciamo verso l’ignoto, dentro di noi. Un passo per arrivare a capire che prima di essere italiani o texani, americani o europei siamo, e sempre  saremo, cittadini del mondo.


Ps. Non vi ho detto praticamente nulla sull' Orientation perché non sarei potuta essere più chiara del video della mia amica texana Ginevra... vi lascio giusto una foto!  










3 commenti:

  1. Con queste parole mi hai fatto davvero emozionare, trasmetti i tuoi sentimenti in modo incredibile, davvero. L'anno prossimo spero di poter essere io a provare queste cose, lo spero tantissimo, ma ho davvero paura che i miei non accettino l'idea.

    Buona fortuna, che sia l'anno migliore della tua vita!

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  2. Ciao Letizia, grazie infinite per il complimento e per l'augurio. E' difficile lasciar andare i propri figli per così tanto tempo, è vero, ma se questo è veramente il tuo sogno vedrai che i tuoi genitori faranno il possibile per realizzarlo e per renderti felice. Io te lo auguro, e grazie ancora per le belle parole!

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  3. Ciao Letizia, grazie infinite per il complimento e per l'augurio. E' difficile lasciar andare i propri figli per così tanto tempo, è vero, ma se questo è veramente il tuo sogno vedrai che i tuoi genitori faranno il possibile per realizzarlo e per renderti felice. Io te lo auguro, e grazie ancora per le belle parole!

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