#29 Cari exchange students

12:34 Ludovica De Joannon 4 Comments


Cari exchange students,

in attesa di quella fatidica email che tutti abbiamo aspettato, chi più chi meno, con ansia, paura ed emozione. Quelle parole che vi riveleranno il nome della vostra seconda famiglia e dello stato che vi farà da casa per un anno. Quel punto definitivo a mesi e mesi di trepidazione, supposizioni, speranze e aspettative.

Cari exchange students,

seduti nella vostra nuova camera alla quale ancora non vi siete abituati, con lo sguardo perso negli angoli di una casa di cui non conoscete perfettamente ogni dettaglio, di corsa tra gli immensi corridoi di una scuola completamente differente da quella che avete vissuto fino ad esso, cercando di non arrivare in ritardo a una classe che non avevate mai pensato di poter frequentare.

Cari exchange students,

che state accarezzando l’idea di frequentare un anno all’estero proprio come stanno facendo  i ragazzi di cui leggete costantemente i post. Vi considero exchange a tutti gli effetti, anche se partirete l’anno prossimo, anche se non partirete mai. L’abbiamo fatto tutti: cercare informazioni, capire come ci si sente, immaginare cosa si farà, valutare i pro e i contro di un’esperienza che ha inevitabilmente sia aspetti negativi che aspetti positivi.

Cari exchange students,

dedico a voi il post di questo sabato pomeriggio, esattamente l’ultimo sabato dell’estate di quest’anno estremamente folle. Perché so quello che si prova stringendo in mano un biglietto per gli Stati Uniti di sola andata. O quando si incontra la famiglia ospitante per la prima volta o quando al telefono, tua madre, ti fa una semplicissima domanda, “come va?” , e le lacrime cominciano a rigare il tuo volto. So quello che si prova quando bisogna chiedere di ripetere ogni singola cosa tre volte prima di capirla e so cosa significa non riuscire a mostrare chi si è realmente, esprimersi quando le cose che vorresti dire sono tantissime, introdursi in una conversazione tra ragazzi che non hai mai visto prima di quel momento e che probabilmente si conoscono da anni. So cosa vuol dire vivere uno shock culturale e so quanto è difficile non giudicare, ma semplicemente accettare quei modi di fare che non avremmo mai lontanamente immaginato potessero esistere. So cosa significa combattere con la solitudine e con la distanza, con il fuso orario che non ti permette di mandare la buonanotte esattamente nel momento in cui stai per chiudere gli occhi e non quando sei nel bel mezzo di un allenamento di pallavolo.

Cari exchange students,

ognuno nella sua barchetta in questo mare dalle correnti differenti. Continuiamo a remare, giorno dopo giorno, verso una destinazione che ancora non conosciamo del tutto, che forse immaginiamo, che sogniamo, desideriamo.  Una destinazione che forse non raggiungeremo mai, perché come fai a renderti conto della fine del viaggio se da questo ha  origine un modo nuovo di vedere la vita? E come puoi dire che il percorso a un certo punto si interrompe se hai tu il potere di tracciarlo?

4 commenti:

  1. Mi rivedo completamente in tutto quello che hai scritto,post bellissimo!

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