#16 Hello March

10:03 Ludovica De Joannon 0 Comments

Scorre,scorre inarrestabile. Relativamente veloce, relativamente lento. Ah! Il tempo! Così fugace e precario, nella sua corrente trascina ogni cosa: momenti,pensieri,ricordi,giorni.
Anche febbraio è trascorso così, tra dolci e festività, tra risate e compiti in classe,tra incertezze e soddisfazioni. Il mese mascherato cede il posto a un nuovo capitolo, pazzerello dicono i più.
Marzo.
Il mese dei Pesci, della pioggia e del sole, della speranza di una primavera nascente, dei fiori e dell'allergia, il mese in cui mi è facile sorridere, il mese del mio compleanno.
Conosco la mia hfamily ormai da sei settimane e mi sorprende come,in così poco tempo e ad una distanza tale, si possa creare già un legame forte, attraverso parole (talvolta da me un pò storpiate),immagini e video,Snapchat e Whatsapp. Maledetta e Santa tecnologia!
Tana (Montana), la hsister maggiore, è una ragazza carinissima. All'inizio non era molto loquace, forse era imbarazzata (mai quanto me comunque) o forse non sapeva bene come porsi nei miei confronti, ma alla fine, dopo un paio di settimane, si è aperta sempre di più e non c'è giorno che passa senza che io riceva una foto direttamente dal Texas con qualche commento sulla noia del lavoro, sul clima (nevica ovunque!) o sul suo ragazzo (lei stessa mi ha detto che è un "brat"- monello).
Brenlee ha ancora il telefono rotto (cosa stanno aspettando?), quindi ci sentiamo meno spesso,ma quando lo facciamo mi tartassa di foto e video. E' seriamente una matta, mi fa morire dalle risate ed è dolcissima con me. Ogni volta mi dice che si avvicina sempre di più il momento in cui ci incontreremo e già sta facendo dei programmi per quando sarò lì (tra cui un appuntamento  da Buffalo wild wings).
Paula (hmum) è un persona, per quanto la conosca, incredibilmente dolce, simpatica, aperta e disponibile. E' mooolto attiva su Facebook (ogni giorno mi ritrovo a vagare sul suo profilo con la testa oltreoceano), pubblica costantemente foto di Poolville,delle figlie, delle attività della scuola e quant'altro. Qualche giorno fa era il trentesimo anniversario di matrimonio con Donald (hdad) e ha postato le foto del dolce giorno: è stato stranissimo vederli da giovani!
Un'altra persona con la quale ho stretto un bellissimo rapporto è Lina, attuale exchange student  tedesca da loro ospitata che è sempre disposta a darmi una mano, a rendermi partecipe di quanto si sta svolgendo lì, a 9000 km di distanza.
Per non parlare di Ginevra, una ragazza conosciuta così,per caso, con un messaggio su Whatsapp in cui le chiedevo non so cosa. Toscana come me, texana come me. Insomma,il destino ha fatto si che le nostre strade si incontrassero!
Che dire,questo viaggio, cominciato con una firma,mi sta portando in un'altra dimensione, non in America, non in un altro stato, ma in un posto in cui persone di culture, lingue,usi,costumi e vite differenti possono creare splendidi legami di curiosità,di affetto e amicizia,un posto in cui la diversità non viene additata ma accolta con interesse, dove si ride per un accento particolare, per una pronuncia non proprio perfetta.
Questo viaggio mi sta regalando tante,tantissime emozioni, impossibili da descrivere,da raccontare o spiegare e sta portando,nella mia vita,altrettante, straordinarie,persone.





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#15 Focus on the future

07:55 Ludovica De Joannon 0 Comments

Un po' mi spaventa.
Il fatto di non poter prevedere quello che mi aspetta lì fuori, di non poter dare nemmeno una sbirciatina a un futuro che sembra tanto lontano quanto incredibilmente vicino.
A volte ho come la sensazione di avere delle certezze, delle convinzioni e delle passioni cui resterò sempre fedele, ma altrettanto spesso le sento vacillare e non posso far altro che continuare a interrogarmi nella speranza di ricevere una risposta concreta,sicura e definitiva.
Quando penso al futuro vedo solo immagini sfocate di una me un po' più grande, magari più matura che chissà come ci è arrivata fin lì.
 Mi piace immaginarmi su un aereo, con il passaporto pieno di timbri e la valigia colma di ricordi. Mi piace immaginarmi felice, circondata da persone che amo e con un lavoro che mi faccia svegliare ogni mattina con la voglia di dare il massimo.
Mi piace fantasticare su queste cose ma allo stesso tempo mi spaventa farlo.
E se non sarò all'altezza delle mie aspettative? Se fallirò dove mi ero posta di riuscire?
Sono tantissimi gli interrogativi che si annidano nella mia mente,specialmente in questi ultimi giorni.
Proprio ieri mi è capitato tra le mani l'opuscolo della Bocconi, nota Università italiana.
Leggendo le facoltà mi sono entusiasmata moltissimo, sopratutto per quelle in lingua inglese, ovvero quelle sulle quali sono orientata.
Ma non era di questo che volevo scrivere,no. Cerco semplicemente di riversare sulla carta (o in questo caso sullo schermo) tutte quelle parole che mi ronzano in testa e che non ho il coraggio di rivelare ad alta voce.
Scrivere è sempre stato un modo per mettermi alla prova, per indagare a fondo su quelle che sono le emozioni suscitate da uno scarabocchio di inchiostro su sfondo bianco.
In una vita precedente devo essere stata una penna, di quelle col calamaio e la piuma finale. Di quelle che,se usate per troppo tempo, protestano e graffiano la carta.
Quello di cui però ho bisogno,adesso, è un pò di ordine nella mia vita e magari qualche certezza. Chiedo forse troppo?
Non so dove sto conducendo questo discorso e mi rendo conto che questo post sia completamente (o quasi) privo di senso. Ma chissà,magari la Ludovica del domani,leggendolo, si stupirà di aver scritto queste parole e di aver provato sensazioni simili.
Ed è esattamente quello che mi auguro: che un giorno qualunque, di un qualsiasi anno in una qualsiasi parte del mondo, possa ridere di questo post ricordando di come, a sedici anni, tentassi di dare forma a un qualcosa che resterà sempre indefinito.


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#14 Dear diary

07:51 Ludovica De Joannon 0 Comments

Penso spesso all'America. 
E' un dato di fatto,una realtà oggettiva. Non posso negarlo né nasconderlo: è piuttosto palese quanto questa routine mi soffochi ogni giorno di più. E quando penso all'America e tutto ciò che si nasconde sotto il suo nome, è come se mi ritagliassi un angolino di libertà, dove posso perdermi tra fantasticherie e viaggi senza tempo.
Ultimamente le giornate si dipingono delle stesse sfumature. 
Nel cielo mattutino perlaceo è come se tutta la realtà rimanesse sospesa,in attesa di qualcosa.
Non il sole,certamente no. Sa che non si farà vedere dal momento che,senza dubbio, preferisce restarsene a poltrire dietro una spessa coltre di nubi. Cederà,invece,il suo posto a una pioggia incessante,insistente e deprimente il cui tocco, come lacrime sul viso, confonde l'intero paesaggio che parrà sciogliersi in cupi colori.
E così mi ritrovo con lo sguardo impigliato in una goccia sul vetro e con i pensieri che vagano per le assolate strade texane, circondate da campi gialli illuminati da un sole rovente.
Sento il suono di una chitarra e un motivetto country in lontananza, gente raccolta attorno a un falò con i volti seminascosti da vasti cappelli da cowboy. 
Posso vedere tutto questo semplicemente con la mia mente. Fare un salto di diecimila chilometri senza provare fatica. 
Non so ancora cosa mi aspetterà e non so come reagirò agli ostacoli che incontrerò durante questo percorso. So solo che,ora come ora, sento davvero il bisogno di andare, di partire. Mollare la cima e avventurarmi nell'ignoto. 
E, consapevole che per dieci mesi lascerò qui tutto ciò che ho costruito in sedici anni , vedo le cose in modo diverso, più sentimentale forse.
E' come se assorbissi ogni piccolo,minuscolo dettaglio: una risata liberatoria,un abbraccio accogliente, uno sguardo condiviso.
Dettagli ai quali non avevo mai dato quell'effettiva importanza che hanno. Momenti sui quali non mi ero mai veramente fermata a riflettere. Cose che, alla fine, davo per scontate.
Essere un exchange student ti cambia la vita da tutti i punti di vista,nessuno escluso.
E me ne sto accorgendo così, passo dopo passo, abbandonando "la certezza per l'incertezza".



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