#26 Bisogna essere molto forti per amare la solitudine (-5)

15:06 Ludovica De Joannon 4 Comments

Cara Ludovica,
ti scrivo perché, conoscendoti, so che queste parole potranno esserti d'aiuto un domani, quando ti ritroverai a vagare sul tuo diario di viaggio in cerca di un'emozione, di una scintilla che pare aver perso la sua luce.
Mancano cinque giorni alla tua partenza: 28 luglio 2015.
Leggendo questa data avrai avvertito una particolare, strana, buffa sensazione. Controversa. Meravigliosa. Malinconica.
Ti sentirai un po' triste, distante dalla te di allora, dalla me di adesso. Totalmente cambiata, cresciuta, diversa. Ma forse non te ne sarai nemmeno resa conto. Ti sarai accorta dei tuoi progressi con la lingua, di come si siano rafforzati i rapporti con la tua famiglia ospitante e di come ti sia adattata a una nuova routine, uno stile di vita differente. Ma ciò che realmente desidero è che tu, guardandoti indietro, ti renda conto del cammino che hai fatto e che realizzi, con una punta di orgoglio, che non c'era nessuno a stringerti la mano o a tirarti su quando ti sei sentita crollare. Ce l'hai fatta da sola e vorrei che capissi, una volta per tutte, che non sei l'anello debole, anche se spesso ti sei sentita tale. Sei forte e sei coraggiosa. E anche se in questi giorni che ti separano dall'America la te di adesso stenta a crederci, non dimenticare mai che ogni passo che fai ti allontana solo apparentemente da casa, perché il viaggio è dentro di te, verso quell'ignoto che ora, magari, ti è un po' più familiare.

Con questa breve, brevissima letterina virtuale volevo ricordarti come ci sente prima di una grande esperienza: confusi, agitati, preoccupati, tristi, felici, spaventati. Ed è bellissimo te lo garantisco, sorprendersi a ridere tra le lacrime, o a piangere tra le risate. E' bellissimo avere paura, capire il limite della nostra fragilità per poi metterlo alla prova, spingerci dove non avremmo mai osato, stupirci di un dettaglio che non avremmo nemmeno notato.
Non dimenticarla mai, Ludovica, tutta quella vita che si cela in un'emozione. Se ti senti triste goditi il tuo momento di tristezza. Se ti senti euforica sii folle, e vivi l'emozione incondizionatamente. Se non sai con chi parlare, se hai paura di non essere capita, allora fatti forza da sola e  apprezza la tua indipendenza. Se guardando nello specchio non sai chi hai di fronte, cerca di riconoscerti nelle tue convinzioni, nei sogni che ti hanno portata nel punto in cui sei. Se ti senti delusa, scoraggiata, incompresa o sola ricordati di apprezzare questi momenti poiché saranno quelli che ti cambieranno e ti renderanno migliore.

A cinque giorni dalla tua partenza, seduta sul letto, con lo sguardo perso tra lo schermo del computer e le valigie aperte per terra, voglio regalarti il ricordo di alcune parole speciali e indelebili che ti sono state rivolte nel corso di questi mesi con l'augurio che possano essere per te fonte di ispirazione, forza, gioia.



"Che cosa perderai scusa? La tua famiglia e noi stiamo sempre qua." (Mercoledì 15 aprile)



"Ti aspetto e non permettere alla paura di limitare questa esperienza, pensa che avrà una sua durata e al tuo ritorno ritroverai le cose e le persone che hai lasciato... il cambiamento è parte della dinamicità della vita, non possiamo pensare di arrestare il flusso degli eventi. Vivi con pienezza quello che verrà..." (Sabato 13 giugno)




"Ovvio, ci saremo sempre a darci forza! Mi trovi sempre qua. Ed ora tiriamo fuori la grinta! E la forza per chiudere le valigie con tutta quella roba ce ne vuole..." (Lunedì 20 luglio)



"E' normale che sia così Ludo, stai facendo una cosa veramente coraggiosa che solo in pochi riescono a fare e ancora meno a viverla bene, e sono sicuro che la vivrai alla grande perché ti conosco e sei forte e coraggiosa e molto intelligente, e soprattutto una delle persone migliori che abbia mai conosciuto e che mai conoscerò... perciò non devi preoccuparti, te la caverai benissimo, ne sono sicuro." (Martedì 21 luglio)


La forza interiore è la protezione più potente che hai. Non aver paura di assumerti la responsabilità della tua felicità.
 (Dalai Lama)

Non dimenticarlo mai, Ludovica.






4 commenti:

#25 Overthinking (-19)

16:52 Ludovica De Joannon 0 Comments

E poi ci si ritrova così, incastrati tra due cifre di un numero sempre più piccolo, impigliati in emozioni troppo grandi… abbastanza da non capire come fare a venirne fuori, come cavarsela in mezzo a tutta questa vita che, accelerando, vuole travolgerti.
Mancano appena diciannove giorni alla mia partenza e non so come sentirmi. Mi sembra di non avere abbastanza tempo eppure non riesco ad aspettare oltre; mi sento pronta, forte abbastanza da prendere quell'aereo eppure resto caparbiamente aggrappata alle mie paure, ai dubbi che continuano ad accompagnarmi in questo cammino gettando ombre dove la strada pare brillare un po’ di più.

Chiudo gli occhi. Torno indietro nel tempo.
Trenta giorni fa suonava l’ultima campanella di scuola. Le urla di gioia, i pianti, le risate, il mare con la pioggia, le corse fino alla spiaggia, le cuffiette con le solite tre canzoni, i sabati, mia cugina dalla toscana, il primo accenno di abbronzatura, il treno per andare a Roma, Elisa e Leonardo, un saluto, la mia amica texana, la maturità di mia sorella, la prima videochiamata con la famiglia, quattro libri in tre giorni, un pianto notturno, New York nella mente, la voglia di partire, il countdown, i -19 giorni.
E sono sempre qui,  qualche parola che sfugge e un milione di stelle negli occhi, nel riflesso di un cielo estivo, nel coraggio che bisogna trovare per fermarsi,  guardarsi dentro, capire come reagiremo al cambiamento, come stiamo cercando di fare i primi passi, se stiamo fallendo o se è così che inizia ogni viaggio, dalla forza delle contraddizioni:  incertezza e curiosità, paura ed eccitazione.

In questo limbo, spazio di attesa  e di tempo che scorre, di momenti che si collezionano e  pensieri che si rincorrono, a diciannove giorni dalla mia partenza inizio a rendermi conto di quanto sia grande il passo che mi accingo a fare. Penso ai miei genitori, ai miei amici, a quanto mi mancheranno determinate persone e quanto, invece,  sarà facile lasciarne andare delle altre. Penso alla luce delle sette di mattina che filtra dalle tende della mia camera e al movimento di queste quando, gonfie di vento, sembrano volermi accarezzare. Penso al mare: immenso, forte, caparbio;  al suo  gioco contagioso di parole che si librano tra le nuvole di un cielo azzurro. Penso alla sensazione di libertà che si prova camminando a riva, alla bellezza scomposta di una conchiglia scheggiata, trovata per caso, incrociata sulla via. Penso a una sera, passata su una panchina a parlare del futuro, diciassettenni dalle idee forti e dalle forti paure. Penso al fruscio di foglie verdi, e al sapore di casa, al rumore dello storico ventilatore e alla sua agonia giornaliera, alla pizza che ho fatto la scorsa settimana. Penso al mio pianoforte, a quegli ottantotto tasti di cui poco conosco ancora, ma che mi mancheranno come amici di una vita, a tutti i libri conservati nella libreria, affianco al letto, a quell'armonioso, irripetibile, perfetto incastro di parole; ai capolavori dei maestri, al fascino di un classico cui il tempo è amico, alle pagine un po’ invecchiate, sfogliate, vissute, amate, lette e rilette. Penso alla mia lingua, a quanto possa amarla, alla mia Italia che nonostante tutto non voglio veramente lasciare, ma  vivere fino in fondo, senza scappare, affrontando i problemi e tentando, nel mio piccolo, di fare qualcosa di buono.
Mi aspetto moltissime cose da quest’anno: non il Prom, gli s’mores o qualche intruglio nemmeno lontanamente paragonabile alla nostra tradizione culinaria; non gli armadietti, il football o il meccanismo americano che pur non conoscendo idolatriamo. Non sto andando in America, negli States, in Texas per vivere un anno  in questa superficialità da film, fomentando un sistema in cui non mi voglio riconoscere; non sto lasciando casa mia per dieci mesi perché odio l’Italia e voglio costruirmi un futuro all'estero, perché la scuola italiana è troppo faticosa e la mia città non ha molto da offrire. Sto partendo perché a diciassette anni sento che è questa la cosa giusta da fare: scoprire, cambiare, vivere pienamente la metamorfosi in cui tutti siamo coinvolti e farlo con consapevolezza, ricominciare daccapo e correggersi laddove sappiamo di sbagliare, staccare le radici, prendere il volo, approcciarsi al mondo in maniera differente, a questo continuo evolversi e tornare indietro. Imparerò una nuova  lingua, una diversa cultura, gli usi e i costumi di una piccola parte di mondo; imparerò  a conoscermi e ad apprezzare la solitudine, a contare solo su me stessa, a superare ostacoli sempre più imponenti, a rialzarmi con le mie certezze, le mie convinzioni, a far rispettare le mie idee, a vivere pienamente i miei sogni senza avere paura quando  il percorso appare troppo lungo.

Alla mia partenza mancano appena diciannove giorni. La mia valigia è esposta nella vetrina di chissà quale negozio e il mio Visto è ancora custodito in Ambasciata, a Napoli. È cambiato qualcosa, una cifra forse, eppure tutto è sempre uguale: calma apparente. Non potrei essere più confusa.





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