#38 Exchange year

17:23 Ludovica De Joannon 3 Comments

L'anno all'estero è un processo estremamente lungo e complesso; si presenta in forma di contratto, pagine su pagine da compilare, vaccini da fare, lettere da scrivere.
Avanza come un'idea impalpabile, lontana, un desiderio che lentamente, ma lentamente, si avvicina sempre di più. L'anno all'estero è astrazione pura, è un gioco di sorte e di coraggio, a volte è sfortuna e a volte no, a tratti è quasi delusione, ma molto spesso ti coglie di sorpresa, e capovolge il tuo mondo regalandoti una nuova prospettiva. L'anno all'estero è il tempo che passa e non passa mai, è contare i giorni e promettersi di non farlo più, perché il tempo fa paura. L'anno all'estero è promesse non mantenute, quando ogni mattina apri l'app del countdown, e quando a quel "ci sentiamo domani" non ricevi mai risposta; e quindi l'anno all'estero è anche silenzio, quel silenzio che lo provi sulla pelle sotto forma di brividi, che lo percepisci nelle ossa, e che ti appesantisce il cuore tingendo di grigio una giornata di sole.  L'anno all'estero è contraddizione, quando intorno a te, ma sopratutto dentro di te, c'è così tanto rumore, così tanta confusione, una musica così intensa che ti capita di doverti fermare nel bel mezzo di un corridoio, come interrompendo una corsa troppo veloce. Ti fermi e lasci che le persone camminino intorno a te, ti superino, incuranti di quello che sta succedendo nella tua testa. L'anno all'estero è avere paura di non essere accettati, è sentirsi stranieri e vedersi negli occhi degli altri come una strana creatura proveniente dall'altra parte dell'oceano. L'anno all'estero è le domande che ti pongono e a cui puoi solo rispondere con una risata, è sentirsi chiedere di parlare nella propria lingua e sorprendersi di come possa sembrarti diversa, di come sia difficile non nascondere l'amore per quei suoni che di te dicono tanto, ma che gli altri non capiranno mai. L'anno all'estero è noia, quando sei solo e realizzi che sette ore e diecimila chilometri ti separano da quelle persone con cui ti piacerebbe parlare, anche solo per un po', anche solo di cose poco importanti. L'anno all'estero è un libro, ed ogni capitolo è una lezione di vita, quando
impari a diventare un tutt'uno con il paesaggio che scorre lento fuori dal finestrino, e a divorare con lo sguardo distese di erba senza fine, perché magari domani non sarà lo stesso e dopodomani dovrai lasciare questo posto. E capisci che forse è necessario prendersi il proprio tempo, guardare un po' più a lungo l'ingresso di casa prima di partire, il profilo del tetto e il movimento delle ombre che danzano sul muro. L'anno all'estero è realizzare che non hai bisogno di tante persone per vivere, che anche se non è stato facile, alla fine hai imparato a convivere con la solitudine, a trovare una singola lucciola nel buio della notte e sopratutto a fartela bastare. Ma l'anno all'estero è anche rendersi conto che nonostante la forza che hai scoperto di avere, di qualcuno non potrai mai fare a meno, che la vita non è la stessa senza determinate persone e che la loro assenza si presenta casualmente, senza preavviso, e senza ragione. All'improvviso. 
L'anno all'estero è chiedere spiegazioni, per qualunque cosa e a qualunque persona tu possa incrociare. È voler sapere il significato di ogni parola che non conosci, perché magari un giorno vorrai parlarne con qualcuno e invece di gesticolare come un matto, ti farebbe comodo sapere come si chiama quella cosa che anima la vostra conversazione. L'anno all'estero è un album pieno di fotografie, ed è fotografie piene di ricordi. È una bandiera e un inno che canterai spesso, è una combinazione di colori che non troverai più da nessuna parte, e un insieme di note che non avranno mai più quella stessa melodia. L'anno all'estero è tante cose belle, e altrettante cose brutte. È persone che vorranno accoglierti sin dal primo giorno, ed è anche persone alle quali non importerà nulla di quello che ti ha spinto a lasciare casa. L'anno all'estero è sentirsi piccoli piccoli, ed è anche sentirsi sorprendentemente grandi, a volte perfino un po' troppo. È voler tornare dalla mamma, abbracciare il papà e litigare con la sorella che nel frattempo, e il perché tu non lo sai, ha dormito nella tua stanza, e indossato i vestiti che hai lasciato senza chiederti il permesso. L'anno all'estero è i social che ti permettono di vedere quelle facce proprio nello stesso istante in cui premi sul "rispondi", ed è anche le lettere che hai mandato e che sono state attese, e quelle che hai ricevuto, e che ti hanno colto di sorpresa. L'anno all'estero è un diario dalla copertina di legno le cui pagine sono piene di vita, e che quasi ti ha fatto piangere, quando ti sei reso conto che quella su cui stai scrivendo, è proprio l'ultima. È una trappola fatta di sorrisi, ma molto spesso anche di lacrime. È l'aereo che è partito in un 28 luglio di un'estate ormai lontana, ed è quello stesso giorno di ogni mese quando festeggi, dentro di te, un altro traguardo raggiunto.
Ma alla fine, lasciatemi dire questo: l'anno all'estero non è niente di tutto quello che ho scritto, sarebbe troppo facile, vederlo così, nero su bianco. L'anno all'estero è un'allucinazione, qualcosa che nonostante pensi di aver vissuto, non realizzerai mai, non ordinerai mai, non capirai mai. È un'altra dimensione, un'indescrivibile assenza di parole, e sopratutto una magnifica, perfetta, combinazione di sogni. 

3 commenti:

  1. Ciao,vorrei essere un futuro exchange student per questo sto leggendo quasi tutti i blog che trovo,pochi giorni fa ho trovato il tuo e me ne sono letteralmente innamorato,il tuo modo di scrivere è stupendo e molto poetico,però ho trovato che molte volte ho letto post in cui regnavano tristezza e solitudine,o almeno a me non è sembrato che non fossi molto felice,perchè?Un'anno all'estero è davvero così pieno di solitudine o è stata solo una mia impressione?pls rispondi

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  2. ludovica amo il tuo modo di scrivere, mi perdo leggendo i tuoi post, me ne innamoro. Mi innamoro di ogni parola, frase, di tutto. Leggere i tuoi post è come leggere una poesia. Davvero i miei complimenti.

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  3. Quanto cavolo è bello questo post, hai descritto quest'anno benissimo.

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