#35 L'inizio di cosa

11:46 Ludovica De Joannon 0 Comments

L’alba negli occhi e fermarsi a toccare tutta un’assenza di colori, le dita che sfiorano il pallore di sfumature confuse, i contorni di immagini dai toni sbiaditi, il silenzio del paesaggio slavato nel primo giorno dell'anno. Respiri la quiete della rinascita e resti incastrata in quell’immobilità che sai essere solamente apparente. Quando nessun tratto di pennello spicca sugli altri riesci quasi a notarlo, il lento fondersi di momenti vissuti, il loro graduale avvicinarsi e toccarsi per poi respingersi,l’insolito combinarsi di percezioni ed emozioni e contrastasti interiori. E non te la spieghi, dopo un tempo tanto lungo, questa anarchia dei sentimenti, il non riuscire a definire,a definirti, a dare delle risposte a domande che ti sei posta in un sussurro mentre guardavi il sole scomparire sotto la linea dell'orizzonte; ogni giorno, davanti la stessa finestra, con una tazza di tè ormai fredda tra le mani: la fine di un rituale, la nostalgia di un attimo. Così ti rendi conto che non puoi fermare l’avanzare del buio, né liberarti dalle tenebre che,come un pesante drappo di velluto nero, ti avvolgono di solitudine. 

E allora, mentre tutto tace, trovi compagnia nelle pagine di un diario dalla copertina di legno, e ti accorgi che è difficile tentare di trattenere tutta questa vita tra le mani, che un po' devi lasciarla andare e vedere dove va per conto suo e ti chiedi perché, perché ti ritrovi a vagare senza meta, perché non riesci più a trovare le parole per risponderti... 

Continui a cercare un punto di svolta ma invano, e ti senti incastrata, a metà strada ma verso dove, l'America l'Italia te stessa la verità, non lo sai. E c'è sempre quel desiderio di riscoprirti, reinventarti, riconoscerti e sempre la paura che si tratti solamente di parvenza, illusione.

Ti guardi indietro e non ti ricordi più chi eri, cosa ti piaceva fare, a cosa pensavi e sognavi, di cosa vivevi e da cosa ti lasciavi consumare. E ti guardi allo specchio e non sai più chi sei, cosa ti piace fare, a cosa pensi e sogni, di cosa stai vivendo e da cosa ti stai lasciando consumare. E guardi al domani e non hai la più pallida idea di chi sarai, cosa ti piacerà fare, cosa penserai e cosa sognerai, di cosa vivrai e da cosa ti lascerai consumare. Ed è soltanto confusione, caos, delirio. 

Cominci a chiuderti in te stessa, e diventi così silenziosa, ma così silenziosa che ti prende una nostalgia per quella persona che eri prima, senza tutta questa timidezza, questo programmare ogni gesto, parola, pensiero. 

Perchè come glielo racconti qui tutto quello che ti sei lasciata alle spalle, come glielo dici che dentro di te c'è un mondo di emozioni, ed esperienze, e ricordi, amicizie, e libri letti e spartiti imparati a memoria e sapori che ti portano dall'altra parte dell'oceano solamente a pensarci. 

Come glielo  spieghi cosa significa scivolare nel luogo di nessuno, dove il silenzio è assordante, i sensi amplificati,  le emozioni vuote e prive di vibrazioni. Il nulla dentro, il niente intorno. Semplice assenza. Pura mancanza del tangibile, del palpabile, del percepibile. Le membra pesanti, il non osare muoversi.

Come glielo fai credere che è successo tante volte si, ma così all'improvviso che non ti ci si sei ancora abituata. 

Mai: al non trovarsi;

mai: al non incastrarsi; 

mai: al non riconoscersi.

Che la malinconia, la tristezza, la nostalgia ci sono ogni volta e non accennano a sbiadire ma anzi, sembrano prendere forza dalla stanchezza che ti porti dentro da cinque mesi, quella pesantezza fatta di momenti inconcepibilmente densi ed emozioni straordinariamente immense... 

Come glielo descrivi il nostro stare insieme, la TV che non è niente, se non un sottofondo, e i telefoni che non importa dove stanno, tanto le persone che contano stanno qua che senso ha usarli. Il tornare a casa quando fuori è buio e trovare la stufa accesa, le passeggiate al centro e il tè con la mamma, su una terrazza da cui si vede tutta la città. E i film con le amiche, il dormire insieme, il preparare dolci dai sapori semplici, l'andare al cinema il mercoledì perché costa meno e cavolo, ho quasi finito la paghetta; e l'abbracciare i miei genitori a fine giornata o in un momento qualsiasi,  il supplicare mia sorella perché "ti prego, prestami quel maglione, tanto te lo ridò", ma che alla fine resta nel tuo armadio e tu non glielo ricordi mica che sta lì. O i grandi festeggiamenti, Natale, Capodanno, i diciotto anni, la patente, l’indipendenza, il mare, la spiaggia, la pizza, il fiorire di sorrisi spontanei. 

Ci sono momenti, tanto sfuggevoli quanto intensi, in cui sento di aver messo tutto apposto, di aver trovato quello che cercavo, quello di cui avevo bisogno; ma la scintilla è troppo debole, e la fiamma muore in fretta.

Ti sorprendi a piangere perché vuoi tornare a casa ma allo stesso tempo non vuoi lasciare questa. A ridere perché sai che cinque mesi passano in fretta e di nuovo, sei consapevole di avere ancora cinque lunghi mesi da vivere qui. E le lacrime e i sorrisi e le preoccupazioni e le certezze e gli obiettivi e i desideri e la vita che è così tante cose che hai fatto, persone che hai incontrato, posti che hai visto. La vita che è emozioni, quelle vere, quelle che mentre le provi ti bruciano gli occhi perché ti commuovono, che ti accendono e che ti sfamano per un po', quelle che tu sei infinito e i confini non esistono, quelle che ti portano a danzare e a respirare l'universo perché davvero, davvero non hai bisogno di altro: nient'altro, per vivere. 

E questo vuole essere il mio augurio più grande: imparare a ballare sul filo della vita, ad occhi chiusi, seguendo i battiti del cuore, senza timore di sbagliare passi perché non c'è giudizio, competizione, voglia di dimostrare...c'è soltanto la leggerezza di emozioni semplici, e pure, e c'è la bellezza dei dettagli a fare luce tutt'intorno.

Spero che non perderai mai il senso di meraviglia

Sentiti sazia mangiando, ma non perdere mai quella fame

Possa tu non dare mai per scontato neppure un singolo respiro

E dio non voglia, amore, che io ti lasci mai a mani vuote

Spero che tu ti senta ancora piccola, quando stai di fronte all’oceano 

Quando una porta si chiude, io spero che un’altra si apra

Promettimi che darai a ciò in cui credi una possibilità di lottare. 

E quando ti si presenterà la scelta di star seduta in disparte, o di danzare,

io spero che danzerai, spero che danzerai.

Spero che non avrai mai paura delle montagne che vedi in distanza

Non prendere mai il sentiero più facile

Vivere può voler dire fare scelte, ma vale la pena di farle

Amare può rivelarsi un errore, ma vale la pena di farlo 

Non lasciare che qualche inferno ti pieghi il cuore,

ti lasci amareggiata.

Quando ti senti vicina a mollare tutto, riconsidera,

dai ai cieli sopra di te qualcosa di più di uno sguardo fuggevole. 

E quando ti si presenterà la scelta di star seduta in disparte, o di danzare,

io spero che danzerai, spero che danzerai, spero che danzerai.

Hwang Jin Yi

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